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 TREKKING NEL PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

Giovedì, 25 Aprile 2019, 0:00

Domenica, 28 Aprile 2019

 Luogo  : Parco Nazionale della Majella - Abruzzo

 

 


 

Lo scopo di questo trekking è conoscere un pezzo d’Italia per “noi del nord” poco conosciuto perchè lontano e anche un po’ misterioso. Ci addentriamo nella Majella, tra le province di L’Aquila, Chieti e Pescara, in Abruzzo, “tagliando” il parco da nord a sud.Narra una leggenda che la dea Maja, la più bella delle Pleiadi, fuggì dalla Frigia per salvare il suo unico figlio Ermes, ferito in un combattimento. Approdata sui monti d’Abruzzo per cercare - invano - un’erba miracolosa, seppellì Ermes sul Gran Sasso e si spostò sulle alture di fronte, da dove vedere la tomba dell’amato figlio. Furono i pastori a seppellirla sulla montagna che avrebbe poi preso il suo nome, Majella, “madre”, come ancora oggi la chiamano gli abruzzesi.Il massiccio ospita meravigliose faggete, che lasciano in basso lo spazio ai lecci abbarbicati alle rocce; ad alta quota fioriscono stelle alpine, genziane, sassifraga e peonie.Sono diffusi il lupo e l’aquila. Il camoscio, reintrodotto, è oggi abbondante. L’orso è tornato da solo nei boschi della Majella.

Primo giorno (25 aprile)

Il nostro itinerario, dopo aver attraversato metà Italia in treno, parte da Roccamorice, comune della provincia di Pescara, parte della Comunità montana della Majella e del Morrone (520 mt.). Ci muoviamo verso sud/sud-est in direzione “macchie di coco”. Da questa località inizia un giro ad anello che ci porterà a visitare alcuni eremi celestiniani, in particolare l’eremo di San Bartolomeo in Legio e l’eremo di Santo Spirito.Il nostro percorso si intreccia infatti con il Sentiero dello Spirito, un itinerario lungo una settantina di km che collega gli eremi tra di loro e prende avvio da Sulmona. Celestino V, conosciuto come Pietro da Morrone, era un monaco di umili origini, eremita nei monti della Majella, fondatore dell’ordine dei monaci celestini, che poco dopo essere stato eletto al soglio pontificio nel 1294 e incoronato a L’Aquila, vi rinunciò in favore di Bonifacio VIII.

L’escursione all’Eremo di San Bartolomeo in Legio (730 mt.) è un percorso che ci immerge in un Abruzzo rurale dal grande fascino, dove è possibile incontrare antiche capanne in pietra a secco e muretti per i terrazzamenti. L’ Eremo, realizzato da Pietro da Morrone nel 1200, ha visto nei secoli successivi una frequentazione ed un culto costante da parte di pellegrini e ancora oggi rivive nella tradizionale processione del 25 di Agosto. Qui Celestino V dimorò tra il 1274 e il 1276 assieme ad alcuni discepoli.Scendendo dall’eremo attraverseremo la Valle Giumentina e avremo modo di vedere le capanne in pietra a secco.Successivamente si giunge alla abbazia di Santo Spirito a Majella (1132 mt.), un monastero della Congregazione dei Celestini, nel comune di Roccamorice, monumento nazionale italiano. Di origine incerta, la prima fonte storica risale al 1055. Nel 1246 vi dimorò Pietro da Morrone, non ancora papa, che lo ristrutturò e ampliò (i due oratori, varie celle).Il giro ad anello torna quindi nella località “Macchie di Coco”, dove ceneremo e pernotteremo.

Distanza: da Roccamorice a “Macchie di Coco” e giro ad anello: km. 17,8

D+ 600 mt

D- 300 mt

Secondo giorno (26 aprile)

L’itinerario di questa giornata si addentra nella Valle dell’Orfento. Il Parco Nazionale della Majella è ricco di percorsi straordinari e oggi andremo a scoprire il sentiero che attraversa la Riserva dell’Orfento. L’Orfento è il più importante torrente del massiccio della Majella e scorre quasi interamente all’interno della riserva omonima nel comune di Caramanico Terme, in provincia di Pescara. Riserva Naturale orientata della Valle dell’Orfento, istituita nel 1971, fu la prima di una serie di otto create negli anni ottanta sull’onda delle battaglie protezionistiche per il ripopolamento del lupo. Queste riserve costituiscono l’ossatura del Parco Nazionale della Majella, istituito ufficialmente nel 1995. L’area protetta di 74mila metri quadri non comprende solamente branchi di lupi (attualmente oltre 150), di camosci appenninici e qualche orso marsicano emigrato dal vicino Parco dell’Abruzzo, ma anche gli sparuti abitanti di 39 comuni sparsi per queste montagne tra le province di Rieti, L’Aquila e Pescara, paesi che devono i loro antichi splendori alla filiera un tempo prospera del pascolo ovino, e dove il lupo non era certo ospite graditissimo.La Riserva è una riserva naturale integrale il che significa che l’accesso agli escursionisti deve essere autorizzato dal Corpo Forestale competente. Questa misura deriva dal fatto che qui si trova la lontra europea, animale protetto oltre al merlo acquaiolo, un simpatico uccellino bianco e marrone abile pescatore d’acqua dolce. Naturalmente salendo si trova la comune fauna della Majella, orsi, lupi e camosci.L'area protetta si estende su un ampio territorio che sale da 500 a 2.600 mt. di altitudine ed è ricoperto da immensi e lussureggianti boschi di faggio solcati da numerosi canyons ricchi di acque e fragorose cascate. Le Riserva, anzi le riserve, in quanto sono due, istituite in anni diversi, coprono un territorio di oltre 2200 ettari e si trovano interamente nel territorio di Caramanico.

La meta di oggi è l’eremo di San Giovanni o grotta di san Giovanni (1456 mt.). L´Eremo di San Giovanni all’Orfento è sicuramente uno dei più suggestivi d´Abruzzo. La sua collocazione al di sopra di una grotta, interamente incastonato in una parete rocciosa della Valle dell’Orfento nel cuore della Majella, lo rende ancora più affascinante.San Giovanni all’Orfento può essere definito l’eremo più amato da Pietro da Morrone, che vi dimorò per diversi anni insieme a due discepoli poiché in quel luogo la natura ed il silenzio erano grandi e attraverso di essi poteva sentirsi più vicino a Dio.Visitare oggi l´Eremo di San Giovanni è un’esperienza indimenticabile, non solo per la bellezza dei panorami che circondano l’escursionista durante il cammino, ma anche e soprattutto per la particolarità dell’entrata nell’eremo, possibile solamente strisciando con la pancia a terra per uno stretto passaggio sospeso nella roccia a qualche metro da terra.Dopo la visita alla grotta si riprende il sentiero dello Spirito, si raggiunge il ponte della pietra (1000 mt.), l’ingresso della riserva naturale il Guado Sant’Antonio (1213 m) e si raggiunge Sant’Eufemia a Majella (878 mt, provincia di Pescara), dove dormiremo. Situato nell’alta Valle dell’Orta, il paese è situato nel tipico ambiente appenninico che si sviluppa dalla macchia mediterranea, al bosco, alla faggeta. Fu feudo della famiglia Colonna e mantenne fino al ‘900 uno stile di vita pastorale, lungo il tratturo. Successivamente si è sviluppato come centro turistico per lo sci e per la valorizzazione del borgo di Roccacaramanico.

Distanza: circa 23 km.

D+ 1100 mt.

D- 1300 mt.

Terzo giorno (27 aprile)

Il nostro itinerario parte da Sant’Eufemia di nuovo verso sud, in direzione Roccacaramanico (1080 mt.). Roccacaramanico, frazione di Sant’Eufemia in provincia di Pescara, è un vecchio centro dalla ricca storia, distrutto da vari terremoti, interessato dalle più copiose nevicate mai registrate nel nostro paese (10 metri nel 1929), la cui economia risentì gravemente della distruzione delle riserve boschive dovuta ad una maggiore estensione dei pascoli, interessato dal brigantaggio contro l’unificazione d’Italia, abbandonato a causa delle migrazioni e ora in fase di recupero e restauro grazie al recente turismo.Se la stagione lo concede, prenderemo il sentiero che ci porta al Monte Mileto (1920). In presenza di neve sceglieremo un sentiero più basso, alla base del monte stesso. Siamo nel massiccio del Morrone e il Monte Mileto è la più meridionale delle montagne del Morrone.Presenta due versanti molto diversi. Noi scenderemo a est verso il passo San Leonardo, dove dormiremo. Il versante ovest precipita sulla sottostante Valle Peligna e alla base si trova Pacentro, un paese che appartiene al club dei borghi più belli d’Italia, che visiteremo domani.

Distanza: da Sant’Eufemia a passo San Leonardo km. 14,61

D+ 850 mt.

Quarto giorno (28 aprile)

Da Passo San Leonardo, lungo un facile sentiero, si giunge a Pacentro. La diversità degli ambienti attraversati, dalla flora mediterranea alle faggete d’alto fusto, passando per i pascoli secondari, e la mutevolezza del paesaggio rendono il percorso gradevole in tutte le stagioni dell’anno.Pacentro è strategicamente situato in posizione rialzata a guardia dell’ingresso della Valle Peligna. Più conosciuto perchè paese di origine della nonna di Madonna, Pacentro è un suggestivo borgo in provincia di L’Aquila. Si annuncia da lontano con le torri quadrate del Castello di Cantelmo – Caldora (XIV sec.), antica fortificazione alle pendici del Monte Morrone.

Il borgo si raccoglie attorno alla Piazza del Popolo con la monumentale fontana seicentesca. Del passato rimangono anche alcuni bei palazzi signorili, tra cui il seicentesco Palazzo Tonno, il cui nome deriva dalla “preta tonna”, dette tummarole, o “pietra dello scandalo”, una grossa pietra incavata, utilizzata come unità di misura del grano, sulla quale in passato chi non onorava i propri debiti veniva obbligato a sedersi completamente nudo in modo che tutti i passanti potessero schernirlo. Alla sommità del borgo desta invece, curiosità, un’antica vasca in pietra somigliante allo scafo di un’imbarcazione usata molto probabilmente un tempo come lavatoio pubblico (i canaje).Il Castello di Pacentro è una delle strutture fortificate meglio conservate d’Abruzzo. Il fortilizio che domina la valle Peligna si presenta con una base trapezoidale circondata da tre alte torri quadrate, due delle quali merlate (XIV sec.) e tre torrioni cilindrici angolari (XV sec.) eretti a difesa delle mura esterne. La costruzione presenta una doppia cinta muraria. Nel 1957 è diventato proprietà del Comune pacentrano. Grazie ai numerosi restauri e alle opere di consolidamento effettuate  a partire dagli anni ‘60, parte della fortezza  (tra cui anche una torre) è attualmente visitabile su prenotazione.

Da Pacentro in breve si giunge a Sulmona (405 mt.). Situata nel cuore dell'Abruzzo, al centro della Valle Peligna, ad ovest delle montagne della Majella e del Morrone che sovrastano la città. In provincia di L’Aquila, a ridosso del Parco Nazionale della Majella, Sulmona è nota nel mondo per la secolare tradizione nella produzione dei confetti, oltre ad essere il paese natale del poeta Ovidio. Qui è presente la sede del Parco della Majella, sito nei 16mila metri quadri dell’abbazia celestiniana.Da vedere le 21 arcate dell’acquedotto medievale, costruito dal figlio di Federico II di Svevia nel 1256 e innumerevoli chiese del ‘200, ‘300 e ‘400.

Distanza: km. 12,87

Da Sulmona si torna in treno a Roma e poi a Milano.Costo totale stimato 300 euro.

Si chiedono adesioni entro 15 febbraio 2019 presso la sede del CAI nelle serate di apertura.

All’atto dell’iscrizione verrà chiesto un anticipo di euro 100.

Per informazioni: Daniela 3393806991; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e Nadia 3397323232

  • Viaggio: in treno
  • Quote partecipazione: in definizione (indicat. 300 € ca.)
  • Difficoltà: EE
  • Attrezzatura e abbigliamento: Da escursionismo di bassa montagna adatto alla quota e alla stagione (possibile innevamento)

Attenzione: iscrizioni entro il 15 febbraio accompagnate da caparra.

 

majella

 

 

 

 Contatto : Daniela Girola 3393806991; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Nadia Maniscalco 3397323232

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