E' incredibile quanto la mancanza di informazioni faccia trascurare montagne poste sull' uscio di casa, che invece sono conosciuto ed apprezzate grazie anche ad appropriate pubblicazioni.
Per ovviare almeno in parte a questa grave carenza, in questa sede verranno descritte alcune classiche vie, di salita alle, montagne suddette che coronano l'alta Val Antrona, zona dove ubicato il nostro bivacco



BIVACCO VARESE AL LORANCO (itinerario)
E' situato a m 2650, sul filo del ripiano, con il quale termina la cresta est dei pizzo di Loranco (Míttelrúck).
Dal versante italiano. Si può giungere a Cheggio, percorrendo la statale dei Sempione fino a Villa­dossola e poi risalendo tutta la valle Antrona, con qualunque mezzo di tra­sporto, compresi (non tanto agevol­mente) pullman di 40 posti. In prossi­mità della diga sul lago dei Cavalli vi sono parecchie piazzole per parcheggio, I guardiani della diga possono incaricarsi del trasporto dei sacchi fino al rifugio Andolla, mediante una teleferica che serve detto rifugio, situato lungo il percorso che porta al bivacco. Essi hanno in deposito le chiavi dei rifugio Andolia, mentre il bivacco è sempre aperto. Da essi è possibile avere informazioni sull'e­ventuale presenza di alpinisti al bi­vacco.
Da Cheggio, si attraversa il corona­mento della diga e si prosegue per un suggestivo sentiero che costeggia a sinistra il lago dei Cavalli e porta alla sua estremità nord-ovest.
Valicato il torrente si prosegue per sentiero di fondovalle in leggera sa­lita. Superato un breve salto sulla de­stra dei torrente si giunge a un car­tello stradale (!) indicante un senso obbligatorio. Si abbandona decisa­mente il fondovalle e si piega a destra seguendo il sentiero che con una successione di strappi in salita inter­calati da brevi tratti pianeggianti, por­ta al rifugio Andolla (ore 2 dalla di­ga). Il sentiero è, segnato ottimamente con pittura gialla, soprattutto nella parte finale.
Di qui, attraversata la conca erbosa alle spalle dei rifugio, si proseguo do­po una breve salita per un sentiero che taglia il fianco della valle con per­corso per lo più a mezza costa e con un bel panorama, puntando alle pie­traie immediatamente alla destra del­la base della cresta est del pizzo dí Loranco. Dalle petraie si risale sulla sinistra sul primo risalto della cresta e si giunge al bivacco Varese (ore 1.45 dal rif. Andolla)
Dal rifugio al bivacco il sentiero è sta­to segnato con triangoli rossi. Il bi­vacco è visibile già dai pressi del rifugio Andolla e spicca nettamente ai di sopra del salto iniziale della cresta. Dal versante svizzero, per le corda­te provenienti dalla vaile dí Saas é possibile raggiungere il bivacco Varese scavalcando lo Sonnigpass se­condo l' itinerario descritto più avanti

ANDOLLA o PORTJENGRAT 3653 m (generalità)
Montagna orograficamente importante, presenta aspetti differenti secon­do i versanti. Per l'alpinista, piu inte­ressante appare quello italiano (SE), che si alza con notevole disiivello al disopra dei magri pascoli dell'alta Vai Loranco (circo iniziale della Vai An­trona) movirnentato da potenti speroni che salgono come barbacani alle creste sud e est. La sua struttura roc­ciosa, costituita da ortogneiss parti­colarmente solido, ha attratto fin dall’ inizio della sua storia alpinisita, alpinisti del calibro di un A. Burgener (guida) che con von Kuffner salì la cresta est e con Dent la cresta sud. Più tardi, tra il 1919 e il 1947 anche A ­Bonacossa tracciava almeno tre iti­nerarí, alcuni dei quali forse mai rípetuti.
Qui vengono descritti gli itinerari di salita per la cresta sud anche con una variante iniziale del Bonacossa e di­scesa per la cresta est, via normale italiana.

Cresta est. Via normale Difficoità PD sup. Ore 6.
Dal rifugio Andolla seguire il sentie­ro che porta al bivacco. Arrivati all’ apposita indicazione lasciare il sentiero principale e prenderne uno che si stacca a destra e continua a salíre; dirigersi ad una comba sassosa che termina ad un colletto (2803 m) im­mediatamente a est della quota 3177 che porta ad un grosso segnale. Dal collotto 2803 seguire fedelmente il filo di cresta, passando per le quote 3177 3251 e 3316 senza incontrare parti­colari difficoltà (ore 4 dal rif`ugio). Subito dopo la quota 3316 inizia la parte più difficile: salire per circa un'ora (150 m di dislivello) lungo il filo di cresta molto largo, foggiato a gra­doni e generalmente di facile per­corribilità.Qui si può continuare direttamente per il filo di cresta fino in vetta, contornando a sinistra un gran gendar­rme aguzzo, con difficoltà che rag­giungono, in qualche passaggio, il 3° grado inferiore. Oppure traversa­re il fianco SE lungo una cengia evi­dente che, in leggera salita raggiun­ge la parte finale della cresta sud, con difficoltà un po' inferiori alla sa­líta diretta (ore 2 . tot. 6). In discesa è da preferirsi la seconda possibilità: scendere per la cresta sud, passando per il tunnel naturale, per circa 40 m, stando sul versante est raggiunta la cengia obliqua pie­gare a sinistra (NE), raggiungere la cresta est o scendere per questa (dalla vetta al rifugio Andolla ore 4).

Cresta sud Difficoltà AD sup. Ore 4,30-5
Dal bivacco, con direzione Nord, rag­giungere il nevaietto compreso tra la cresta sud e uno sperone che, stac­candosí dalla quota 3490, scende verso SE. Risalire il nevaietto verso NO in direzione di una facile rampa caratterizzata all'inizio da tre o quat­tro cavernette ben visibili. Salire que­sta rampa che porta ad un canale di sfasciumi, facile senza neve, che sa­le fino alla cresta sud che è anche cresia di frontiera (ore, 1,30 .'2 da bivacco). Scendere pochi metri buil elcinentate, versante O (svizzero) e costeggian­do la cresta contornare una eleva­zione raggiungendo un breve, vallori­cello che dà ad un caratteristico in­taglio della cresta sud, chiamato « Portje ». Dal Portje l'accesso alla cresta, è sbarrato da un niuro di roc­cia chiara per superare il quale si deve stare tutto a sinistra dove que­sto muro si abbassa fino al nevaio. Saliti sulle placche sovrastanfi, con direzione NE raggiungere il filo di cresta (bella arrariripicata su placche) che si segue fedelmente, passando per un gendarme cori un bel pas­saggio esposto sul versante est (gros­sa maniglia di ferro) lino a giungere ad una prima spalla rocciosa quo­tata 3490 m. Da questa si sale ad una seconda (3560 in) dove comincia un elementare tratto pianeggiante di cresta nevosa che in 10 minuti con­duce ad una piccola breccia alla base dell'ultimo tratto di cresta, tutto irto di gendarrni. Convione traversarli tutti per il filo con buona arrampicata che in circa, un'ora prta in vetta , passando alla fine per un tunnel naturale (ore 3 – tot. 4,30-5).

Variante Bonacossa.Mai inverno
Secondo la guida svizzera questo itinerario è il migliore tra quantí salgono all' Andolla dal versante italiano; esso segue lo sperone che dalla spalla quotata 3490 scende vefso S E. Dal nevaio raggiungere il nevaietto di cui sopra e anziché a NO diri­gersí a NE ad una rampa detritica che permette di superare lo zoccolo basale dello spercine. Raggiunto il filo conviene attaccare direttamente salendo per una parete quasi verticale ricca di fessure, con un passaggio leggermente strapiombante (1 chiodo IV grado) seguito da un tratto più facile. Seguono parecchi tíri con difficoltà attorno al IlI grado fino ad un tratto facile a blocchi, seguio da altri tiri di arrannipicata sul filo di cresta che, portano ad una breve paretina verficale (pass. di IV grado). Ancora pochi tiri sempre sul filo portano al punto di congiunzione dello sperone SE con la cresta sud (quota 3490); dall'attacco ore 3. Si continua poi con l'itinerario precedente fino in vetta.

PIZZO DI LORANCO o MITTELRUCK 3363 m (generalità)
Montagna di poca irriportanza oro­grafica, ma alpinisticamente di rilievo perché con la sua cresta est offre, se­condo la guida svizzera del Vallese, « ... une des plus belles varappes de toute cette region ». In verità questa cresta, che ha un di­slivello di 650 m e un notevole sviluppo. offre un itinerario molto inte­ressante, adatto come via di allena­mento per salite in roccia più difficili in alla montagna, e di per sé merite­vole di essere salito perché vario e di­vertente senza mai impegnare a fon­do, grazie anche al fatto di essere costituito di buona roccia, del tipo di quella dell'Andolla.

Cresta est Difficoltà AD sup.(variiante díretta: AD inf.) - Ore 5-6
E’ conosciuta anche come cresta La­go Maggiore. Dal bivacco salire per la cresla sul lato sud, per erba e roccetle soilde fino ad una prirna spalla. Superare il salto successivo al centro, prima per placche, poi per un caminetto e infine per un diedrino (1 chiodo IV grado) uscendo su piacche più fa­cili. Salire per queste verso sinistra e poi per il filo di cresta erboso e facile che però si fà via via più in­teressante. Si arriva cosi ad un salto verticale: lo si attacca sulla destra per una spaccatura seguita da una rampa che porta alla base di un bre­ve diedro .camino (fin qui III grado), Salire il diedro .camino (IV grado inf.) e dalla forcelletta sovrastante prose­guire ancora per 2 m sullo spigolo, poi a destra 2 m verso una fessura e per questa tornare allo spigolo. Dopo un breve tratto orizzontale scendere in doppia per 10 m (cordino su spun­tone già in loco) e raggiungere di nuovo la cresta con breve traversata orizzontale. Segue un tratto facile fin sotto ad un salto di placche: traversare 10~12 a sinistra fino ad un ottimo terrazzi­no con parapetto. Da questo supera­re le placche sovrastanti tendendo a destra (un chiodo all'uscita) e fermarsi ad un terrazzino per ripren­dere poi la cresta fin sotto al salto terminale.
Si presentano a questo punto due possibilità di salita:
a) a sinistra, direzione SSO, una fa­cile cengia erbosa porta alla cresta sud, seguendo la quale, senza diffi­coltà alcuna si giunge in vetta; si evita in tal modo la parte finale della cresta il cui superamento è netta­rnente più difficile della parte sotto­stante.
b) continuare sul filo di cresta, ora più ripido e difficile, fin sotto allo spi­golo terminale. Traversare pochi me­tri a destra in un diedro da risalie interamente (30 m . 2 strapicimbi – un chiodo verso l'alto; un passaggio di V grado inf.) e fermarsi ad un terrazzino alla sua sommità. Continuare a destra per cengie in leggera salita per 30 m circa fino ad un punto di sosta con chiodo. Salire tendendo un po' a sinistra per circa 20 m uscendo su una cengia terrosa e umida (delicato) poi tra­versando a sinistra si arriva ad una zona di grossi blocchi. Salendo direttarnente tra questi si sbuca in vetta.
Per scendere si segue la cresta sud elementare fino al Sonnigpass, poi vedere l'itinerario pel questo, più avanti riportato.

PIZZO BOTTARELLO o SONNIGHORN 3487 m (generalità)
Sorge a sud del Pizzo di Loranco dal quale è diviso da un ampio colle de­nomínato Bocchetta del Bottarello o Sorinígpass, 3152. E’ conosciuto come punto panoramico di prim'ordine, in particolar modo verso ovest, dove sono schierati tutti i 4000 che vanno dal monte Rosa a sud fino al Na­delhorn a nord. L'accesso dal bívac­co, avviene salendo prima al Sorinígpass (vedere più avanti) e poi percorrendo la cresta nord .est.

Cresta nord .est Difficoltà PD sup. Ore 1,30
Senza scendere alla massima depressione dei Sonnigpass, provenendo dal bivacco, salire subito per la facile cresta, all’inizio molto lar­ga e in parte nevosa. Continuare sempre sulla cresta rocciosa, cer­cando di stare sul filo dove la roc­cia è buona e sempre rnigliore che sui fianchi e non lasciarsi attrarre da una cresta nevosa che per un tratto corre parallela a quella rocciosa (la vera e propria cresta della monta­gna). Non si incontrano difficoltà degne di nota né di arrampicata né di scelta di percorso. La discesa avvie­ne per lo stesso itinerario di salita.

BOCCHETTA DEL BOTTARELLO o SONNIGPASS 3185 m
Valico un tempo molto frequentato anche con greggi. Oggi ha solo interesse alpínistico .escursionistico.
Serve come passaggio di transito tra la val Antrona e la valle di Saas ol tre che per raggiungere le cime immediatamente vicine. E’ la via natura­le di accesso. venendo dal versante svizzero.
Dal bivacco scendere a sud, traver­sare l'ampia distesa detritica dirigendosi ad un canale nevoso che inta­glia una bastíonata rocciosa che sa­le subito a sud del Sorinigpass. Su­perare senza problerni questo cana­lone, tanto più agevolmente quanto più innevato, fino ai facili pendii er­bosi .detritici sovrastanti. Per questi, a tratti anche con tracce di sentiero, si arriva ad una spalla detritica un po' più alta del passo; da questa con breve scivolata si scendo alla massi­ma depressione (ore 1,30 .2).
In discesa si tiene lo stesso itínera­rio. Se il canalone, a tarda stagione fosse privo di nove e col fondo ghiacciato, lo si può evitare scendendo a sinistra per il pendio erboso .detrítíco, ma facendo bene attenzione a non fí­nire su salti insuperabili. Verso il basso un tratto più ripido può essere superato con una facile corda dop­pia ( cordini su spuntone già in loco). La zona descritta in questo articolo è riportata sul foglio n. 284 . Mischabel . scala 1:50.000 e sul foglio n. 1329 .Saas . scala 1:25.000 della Carta Na­zionale Svizzera. Per altre eventuali informazioni consultare la guida dei CAS, « Alpes Valaisannes », volume IV, stampata anche in lingua francese, corredata da schizzi e ottime fotografie.

Franco Malnati (CA.A.I.)